La strategia perseguita dalla Commissione Europea in materia di dati aperti si concentra sulla generazione di valore attraverso il riutilizzo di dati e informazioni prodotte, raccolte e - più in generale - possedute da parte degli enti pubblici. Difficile circorscrivere gli ambiti tematici cui possono riferire i dati aperti. Esempi sono: informazioni geografiche, statistiche, dati meteo, i dati provenienti da progetti di ricerca finanziati con fondi pubblici, dati dei bilanci pubblici, elenchi dei libri digitalizzati da biblioteche pubbliche, etc.
La Direttiva 2003/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, approvata il 17 novembre 2003 e pubblicata nella GUCE n. L 345 del 31 dicembre 2003, costituisce il primo passo in tema di riutilizzo dell'informazione del settore pubblico. Il Parlamento europeo nel giugno 2013 ha approvato la Direttiva europea 2013/37/UE relativa alla revisione delle norme sull’utilizzo del patrimonio informativo del settore pubblico. La Direttiva rafforza l’accesso alle informazioni degli enti pubblici anche con l’utilizzo di nuove applicazioni. Per una panoramica sulla normativa europea in materia di PSI (Public Sector Information) si veda il portale Digital Agenda for Europe.
A livello nazionale, l'attuazione italiana della direttiva comunitaria si è avuta con il Decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36 "Attuazione della direttiva 2003/98/CE relativa al riutilizzo di documenti nel settore pubblico".
Il Decreto legge "Misure urgenti per l’innovazione e la crescita: agenda digitale e startup" (cd. DECRETO CRESCITA 2.0 - DL 179/2012 ) contiene norme sulla digitalizzazione del Paese. Il Decreto introduce importanti novità in materia di open data : il rilascio di dati in forma open diventa un indicatore di performance dei dirigenti pubblici. Inoltre i dati in possesso della pubblica amministrazione si intendono "open by defalut", ove non vi siano altre restrizioni. L'Art. 9 "Dati di tipo aperto e inclusione digitale" apporta una serie di modifiche al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell'amministrazione digitale - CAD).
Con il nuovo Codice dell'Amministrazione Digitale (Decreto legislativo n. 235/2010), l’Italia si è dotata di una normativa all’avanguardia relativamente alle modalità di gestione e accesso ai dati pubblici.
Viene conferito all’Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) il compito di promuovere le politiche nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e di indirizzare le amministrazioni verso un processo di produzione e rilascio dei dati pubblici standardizzato e interoperabile su scala nazionale. L’Agenzia predispone:
- L’Agenda nazionale con la strategia di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico
- Le Linee guida che supportano le amministrazioni nazionali nel processo di "liberazione" dei dati pubblici
- Il Rapporto annuale sullo stato di avanzamento in materia di opendata.
Il tema dell'open data trova un sostanziale collegamento con il tema della trasparenza. Il Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n. 33 "Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni" prescrive alle pubbliche amministrazioni di pubblicare sui relativi siti ufficiali non solo i dati su uffici, organizzazione interna e, ma anche dati sui bilanci, consulenze e altro, nell’apposita sezione "Trasparenza, amministrazione e merito". In particolare, l’articolo 7 del detto decreto dispone che tali informazioni siano pubblicate in formati di dati aperti ai sensi dell’articolo 68 del CAD.
In questa sezione, è disponibile una mappa consultabile delle normative regionali in materia di open data. I dati sono tratti principalmente dal report curato da Regioni-CISIS: Regolamenti e Direttive Locali. Approfondimento delle linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico - Anno 2014 - Aggiornamento.
N.B. Il colore dei poligoni regionali varia in funzione del numero di provvedimenti (leggi, deliberazioni, regolamenti, linee guida) presenti. Tonalità più scure esprimono un maggior numero di provvedimenti rispetto a quelle più chiare.
I riferimenti ed i contenuti sono in fase di aggiornamento, pertanto potrebbero non essere completi e/o presentare inesattezze.













